Storie e tradizioni tra il sacro e il profano

Riti antichi. Consuetudini popolari che affondano le proprie radici nella notte dei tempi.

La tradizione in Abruzzo non è un “semplice tramandare”, ma un modo per apprezzare (per continuare a viverle) piccole gioie della vita.

Durante il periodo natalizio le città e i borghi si riempiono di luci e di addobbi, di mercatini, di eventi, di persone che in festa non aspettano altro che vivere l’emozione straordinaria di momenti che durano da secoli.

A ògne ttèrre c’è na usanze; a ògne mmijicule c’è na pànze.
(Per ogni paese c’è un’usanza; per ogni ombelico una pancia)

Un modo più vernacolare di dire “paese che vai, usanze che trovi”

Le tradizioni natalizie abruzzesi, sia di origine pagana che religiosa (queste ultime arrivate dopo proprio per contrastare i riti pagani) sono spesso collegate alla cultura contadina e pastorale.

Caratterizzate da una forte partecipazione dell’intera comunità, molte delle tradizioni natalizie abruzzesi hanno un elemento comune di valore simbolico: il fuoco.

Il rito del ceppo, la notte dei Faugni di Atri (Te), il falò di Nerito (Te), la farchia di Tufillo (Ch), sono solo alcune delle rappresentazioni dell’antica storia d’Abruzzo.

Tradizioni che, neanche a dirlo, sono immancabilmente accompagnate da piatti tipici che vengono preparati una sola volta l’anno, proprio per sottolineare ancor di più l’unicità del momento.

Come affermava Jean Jaurès “la tradizione non consiste nel conservare le ceneri, ma nel mantenere viva la fiamma”.

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